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IL TERRITORIO
La vera ricchezza ad Asuni la si ritrova nel patrimonio storico - naturalistico: storia e natura sono ad Asuni da sempre strettamente connesse e l’uomo ha sempre riconosciuto e rispettato scrupolosamente
ciò che il territorio poteva offrire.
Asuni è sicuramente noto per il Castello di Medusa, appartenente al territorio amministrativo di Samugheo, ma strettamente legato ad Asuni: “Dabo castrum Asonis in pignore" (darò il castello di Asuni in pegno)
recitava uno scritto del Giudice d’Arborea riferendosi al pagamento dei debiti contratti con i genovesi. E’ qui da intendersi quindi il Castel Medusa, di cui oggi restano le rovine (interamente in marmo) immerse
in uno scenario spettacolare, su uno sperone di marmo alto oltre cento metri alla confluenza di due importanti fiumi, con sorgenti perenni di acqua limpida, grotte carsiche, lecci secolari e imponenti pareti
rocciose di un grigio marmo cristallino che circondano di mistero il Castello e la sua storia.
Il territorio è abitato fin dal Neolitico, come testimonia la presenza di numerose Domus de Janas che raggiungono la massima concentrazione nella necropoli di Budraga, a poche centinaia di metri dal centro abitato.
Le Domus sono costruite in cavità naturali su rocce di origine vulcanica, depositate in seguito a grandi esplosioni vulcaniche che interessavano la zona circa 20 milioni di anni fa. La fiorente attività umana nel
periodo neolitico è testimoniata anche dal ritrovamento di alcuni reperti, tra i quali spicca l’ossidiana del vicino Monte Arci.
Sempre su quelle rocce vulcaniche e con quelle rocce vulcaniche è edificato tutto il villaggio nuragico di San Giovanni, la cui torre nuragica domina il centro abitato dall’alto del colle di San Giovanni.
Mantenuto in attività nel periodo punico e romano, il villaggio venne abbandonato soltanto nel XIX secolo per via dei forti venti che spazzano il pianoro e la popolazione si trasferì al riparo dal Maestrale, sul
costone sud-orientale dell’altopiano dove tuttora si sviluppa il centro abitato.
Il paesaggio è ovunque dominato dalla grande collina che si trova ad est del centro abitato:
si tratta del Monte Ualla, che raggiunge i 595 metri su Punta Modighina e al quale le popolazioni locali sono state sempre legate.
Formatosi circa 450 milioni di anni fa, quando vennero a contatto due grandi continenti in mezzo ai quali la Sardegna rimase “strizzata”, è caratterizzato dalla presenza del famoso “Marmo di Asuni”, con colori che vanno dal
grigio al verde al sicuramente più conosciuto Marmo rosa. Alcuni tentativi di estrazione del marmo sono stati fatti nel secolo scorso e sul Monte Ualla è possibile visitare la cava, abbandonata intorno agli anni ’60, dove
sono visibili i tagli sulle grandi pareti di marmo.
Sempre sul Monte Ualla e sulla zona ad est del paese era sviluppata un tempo una modesta attività mineraria, di cui oggi rimangono testimoni alcune miniere abbandonate
(Piscina ‘e Proccus e Rio Murtas tra le più importanti) dove si estraevano principalmente fluorite e galena con buone percentuali d’argento.
Il Monte Ualla è stato da sempre una fonte di ricchezza per il paese: la legna era
venduta in Campidano e non mancavano pascoli per la popolazione e addirittura granai. Oggi tutto il territorio della collina è in concessione trentennale all’Ente Foreste della Sardegna, che realizza opere di rimboschimento
e di conservazione di flora e fauna.
Molto suggestiva la zona di “Pedriedu”, dove è possibile osservare imponenti querce secolari. Dalle vette del Monte Ualla in giornate limpide è possibile godere di un suggestivo panorama
che spazia dalla penisola del Sinis alle vette del Gennargentu, dai Monti del Marghine a tutto il Sarcidano fino alle montagne del Cagliaritano.
Alle pendici del Monte Ualla scorrono due importanti fiumi dei quali il più importante è sicuramente l’Araxisi, che raccoglie le acque di parte del Gennargentu; il suo affluente, chiamato localmente “s’Arriu Nostru”, sulla
carta Rio Misturadroxiu, raccoglie invece le acque del Sarcidano.
La popolazione locale è sempre stata fortemente legata ai fiumi, sia per quanto riguarda la pesca, che per altri servizi che venivano garantiti in passato,
quali il lavaggio dei panni e il funzionamento di alcuni mulini, dei quali oggi rimane soltanto qualche rovina, sicuramente da recuperare.
Le valli scavate da questi fiumi sono molto profonde e talvolta tagliano delle grandi pareti di marmo entro le quali il corso d’acqua è letteralmente incassato, in un ambiente dominato dalla macchia mediterranea e contornato
da una modesta fauna ittica, numerosi uccelli rapaci quali poiana, gheppio, astore e, per i più fortunati e attenti osservatori, alcuni mammiferi di media taglia quali gatto selvatico, martora, volpe sarda, lepre sarda e cinghiale.
Di notevole fascino sono la zona di Piscina e’ Proccus, dove sorge l’omonima miniera, con imponenti pareti calcaree e sorgenti perenni; la valle del Castel Medusa, una vera e propria oasi naturalistica, dove la musica incessante
dell’acqua che attraversa i grossi massi di marmo fa da sottofondo ad una natura incontaminata sovrastata dallo sperone roccioso del Castello; la zona di Bauduffu, lungo le sponde del Rio Mannu, facilmente raggiungibile attraverso
un sistema di strade e sentieri comunali.
La valle del Rio Araxisi e il Monte Ualla presentano numerose cavità di origine carsica; la più importante di queste, su “Stampu de Muscioni” o “Strampu de Muscioni” ha uno sviluppo orizzontale di 230 metri. In queste grotte è presente
una specie di notevole pregio naturalistico: il geotritone sardo (Speleomantes imperialis), anfibio che merita sicuramente ulteriori tutele oltre a quelle già previste dalle normative in materia ambientale.
I boschi più importanti sono quelli di leccio e roverella nella zona di Cannas-Agrognus, la lecceta Monte Bingias-Monte Molas e il parco comunale di Spilluncatta, dove sono presenti numerose specie arboree e arbustive della macchia mediterranea.
Percorrendo le vie del centro abitato non è difficile osservare le vecchie case con cortili in pietra, portali, archi e lollas, che meritano sicuramente una valorizzazione; il materiale da costruzione tipico è quello sul quale è edificato tutto
il centro abitato (un pianoro di origine vulcanica): la trachite. Questa è osservabile praticamente ovunque: case, cortili, archi, muretti a secco, marciapiedi, campanile della Chiesa, e la sua estrazione e lavorazione rappresenta oggi una delle
attività economiche del paese.